
al-Gazali.
Abu Hamid Muhammad Ghazali (1058-1111), noto nell'Occidente
medievale con il nome di Algazel,  uno dei pensatori pi
rappresentativi dell'Islam, come attesta il soprannome onorifico
di huggat al-islam (prova, garante dell'Islam). Nacque nei
dintorni di Ts (Iran orientale) ventitr anni dopo la morte di
Avicenna. La sua formazione giovanile  caratterizzata da una
serie di contatti con le grandi correnti di pensiero dell'epoca:
filosofia, esoterismo, teologia. Nella sua autobiografia
intellettuale (La salvezza dalla perdizione) Ghazali descrive la
crisi interiore che sarebbe stata suscitata in lui dai dubbi
relativi all'insieme delle conoscenze che aveva acquisito e che
aveva il compito di insegnare. La salvezza gli sarebbe venuta
dal sufismo, dalla realizzazione spirituale, che in seguito
tenter di conciliare con i dogmi dell'Islam sunnita. Al progetto
sar dedicata la grande summa dal titolo La rivificazione delle
scienze religiose. L'attivit di Ghazali  caratteristica di un
periodo di reazione teologico-mistica contro la ragione dei
filosofi ellenistici, come attesta il suo scritto L'incoerenza dei
filosofi


20) al-Gazali. I gradi della conoscenza.
Pi che fornire un'analisi dei gradi della conoscenza, al-Ghazali
polemizza contro i filosofi che tendono ad assolutizzare una
conoscenza di tipo empirico o di tipo scientifico. Il brano 
tratto da L'alchimia della felicit, dove al-Ghazali sviluppa un
tema della sua celebre opera La distruzione dei filosofi, a cui
Averro aveva risposto con l'opera La distruzione della
distruzione dei filosofi

L'alchimia della felicit (Kimya al Saada) (vedi manuale pagina
281).

1   Vi sono molti gradi di conoscenza. Il semplice naturalista 
come una formica che strisciando sopra un foglio di carta e
osservando le lettere nere che si spargono sopra di esso, ne
riferisse la causa alla sola penna. L'astronomo  come una formica
che ha una visione un po' pi larga, e che riuscisse a prender
visione delle dita che muovono la penna; egli cio conosce che gli
elementi sono sotto il potere delle stelle, ma non sa che le
stelle sono sotto il potere degli angeli. Cos, a seconda dei vari
gradi di percezione devono sorgere dispute per attribuire effetti
alle cause. Coloro i cui occhi non vedono mai oltre il mondo dei
fenomeni sono simili a quelli che sbagliano dei servi di
bassissimo rango per il re. La legge dei fenomeni deve essere
costante o non potrebbe aversi qualcosa come la scienza; ma  un
grave errore sbagliare gli schiavi per il padrone.
2   Finch esiste questa differenza nelle facolt percettive
dell'osservatore, le dispute devono necessariamente sorgere. E'
come se alcuni ciechi, avendo sentito dire che un elefante 
venuto nella loro citt, andassero ad esaminarlo. La sola
conoscenza che essi potrebbero averne, se la procurerebbero
mediante il senso del tatto; e cos uno mette la mano sulla gamba
dell'animale, un altro sulla sua proboscide, un altro
nell'orecchio, e, secondo le loro diverse percezioni, ciascuno di
essi afferma che  una colonna, un grosso palo, un trapuntino,
ciascuno scambiando una parte per il tutto. Cos il naturalista e
l'astronomo confondono la legge che essi percepiscono con il
legislatore. Un simile errore si attribuisce ad Abramo nel Corano
ove si riferisce di lui che egli si rivolse successivamente alle
stelle, alla Luna, al Sole come oggetti di adorazione per lui,
finch, divenuto consapevole di Colui che fece tutte queste cose,
esclam: Io non amo le cose che tramontano.
3   Noi abbiamo tutti la tendenza di riportare alle cause seconde
ci che dovrebbe essere riportato alla Prima Causa nel caso delle
cosiddette malattie. Cos, se un uomo cessa di prendere interesse
per le cose del mondo, concepisce disgusto per i piaceri comuni,
apparisce affondato nella depressione, il medico dir: Questo 
un caso di melanconia e richiede questa e questa prescrizione; il
naturalista dir: Gli si  prosciugato il cervello per il caldo e
non migliorer finch non si raddolcir l'aria; l'astrologo
attribuir ci a qualche particolare congiunzione od opposizione
di pianeti, fino al punto a cui la scienza di loro arriva, come
dice il Corano. Ma non viene loro in mente che realmente 
accaduto questo: l'Onnipotente ha cura del benessere dell'uomo; e
perci comand ai suoi servi, i pianeti e gli elementi, di
produrre in lui una condizione tale che esso, distogliendosi dal
mondo, si rivolgesse verso il proprio Fattore. La conoscenza di
ci  una perla splendente nell'oceano della conoscenza per
ispirazione, di fronte a cui le altre forme di conoscenza sono
come isole nel mare

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
quarto, pagine 1094-95).

